E per il digitale terrestre va risolto il nodo antitrust


di Marco Mele

ROMA - L'avvento della televisione digitale in Italia, e di quella terrestre in particolare, deve fare i conti con le caratteristiche del nostro sistema. La prima è che in 142 Paesi del mondo vi sono circa 2.500 emittenti televisive terrestri, 600 delle quali operano sul territorio italiano. La seconda è che manca un Piano nazionale per la tv numerica terrestre. Da febbraio, l'Autorità ha istituito a questo scopo quattro gruppi di lavoro: l'obiettivo finale è quello di arrivare alla presentazione di un Libro Bianco a Governo e Parlamento. Ma i tempi non sono definiti, anche se uno dei gruppi, quello sulle architetture di rete, chiuderà i lavori a fine mese. E anche l'Authority ha già inviato all'Ue una bozza di decisione sui decoder digitali, inclusi quelli terrestri.

Vi è poi l'indicazione dell'anno 2006, dato entro la quale le tv, nazionali e locali, dovranno trasmettere esclusivamente in digitale. E’ contenuta nel disegno di legge 1138 e anche in questo caso, i tempi della sua approvazione restano incerti.

A partire da queste considerazioni si è svolta, a Giulianova, una dimostrazione dello standard Atvef (Advanced Television Enhanced Forum) agli operatori nazionali - che segue quelIe effettuate nei principali Paesi europei - da parte dell'omonimo consorzio statunitense fondato da 14 "colossi" del settore tra cui Intel, Microsoft, Sony, Walt Disney, Nbc, cui aderiscono 85 imprese del settore. L'obiettivo è, ovviamente, quello di patrocinare l'adozione di una tv digitale basata sul protocollo Internet. Attualmente, vi sono due diversi standard digitali nel mondo: uno per gli Stati Uniti, l'Atsc, e uno per l'Europa, il Dvb. Gli operatori televisivi statunitensi sono talmente insoddisfatti dalle "prestazioni" dell'Atsc da auspicare apertamente l'adozione dello standard europeo. L'Atvef, da parte sua, potrebbe ambire a diventare il futuro standard universale per tutti i mezzi distributivi (etere terrestre, satellite, cavo, linee telefoniche). Per ora, le compagnie del consorzio preferiscono non lanciare la sfida nel campo propriamente televisivo e concentrarsi nella trasmissione di programmi tv nella Rete. Ma presto potrebbero farlo.

In Italia, intanto, il Piano, delle frequenze approvato dall'Authority per le garanzie nelle comunicazioni, ha riservato tre frequenze in Uhf (66,67 e 68) e una in Vhf, il canale 9, alla sperimentazione del digitale televisivo. U'n problema più volte sollevato dal ministero delle Comunicazioni è che, senza l'attuazione del Piano delle frequenze televisive analogiche, sarà impossibile liberare tali canali per avviare la sperimentazione. Uno degli organizzatori dell'incontro ch Giulianova, Dom Serafini, direttore della rivista Video Age International, pone anche altri interrogativi. <<Se si scegliera - si chiede - la via del multicasting (cioè un "pacchetto" di programmi in multiplex, quattro per ogni canale tv) quanti ne potranno trasmettere Mediaset o Rai?>>. Il problemla è l'antitrust: quello in vigore fissa un limite pari al 20% dei canali nazionali. <<E allora - continua.. Dom Serafini – Mediaset potrà trasmettere otto canali sui 44 delle undici emittenti concessionarie (Rai inclusa). Ha senso, allora, inviare sul satellite, e non tra breve, una delle tre reti del gruppo quando Mediaset potrà ritrasmetterla in digitale? E poi: nel "pacchetto" sarà possibile avere canali a pagamento?>>.


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