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| Come, quando e perché la tv del futuro si chiamerá Atvef | Alta
definizione della frontiera digitale, nuova frontiera della tv USA di Dom Serafini* Ciò che accade oggi fu preannunciato ne1 1993 da Philip Lombardo, presidente di un gruppo di stazioni tv americane: "Nessuno spiega come le emittenti possano trarre profitto dalla tv digitale". Di conseguenza alcune tra le principali stazioni tv hanno richiesto una proroga (per lo più riferendosi al problema delle antenne), mentre chi già trasmette in Hdtv raggiunge poco più di 40mila fami- glie in tutti gli Usa, nonostante il segnale tv digitale di 69 stazioni tv ora copra il 40% delle case americane. In fase di ricezione oggi si potrebbe utilizzare la tecnologia per il raddoppio de]le linee di scansione che evita di trasmettere in alta definizione e quindi non occupa tutta la banda tv di 6 Mhz (19,39 Megabits al secondo in termini digitali), ottenendo ugualmente 1'effetto Hdh. A questo punto si possono trasmettere in Dtv con il multicast fino a quattro programmi di circa 5 Mbs ciascuno (come ha recentemente sperimentato la rete pubblica Weta a Washington, D.C.) in un canale di 6 Mhz, ma questa possibilità è osteggiata dagli operatori del cavo che si rifiutano di veicolare più di un segnale da 5 Mbs per emittente. Purtroppo, con il 67,4% dei 99,4 milioni di famiglie americane collegati via cavo, il diritto cavo alla Dtv multicast diventa una necessità, per i broadcaster, inoltre, come dimostrato all'ultima fiera tenuta a Las Vegas dall'associazione dei broadcaster americani (Nab), la ricezione di un segnale 8 Vsb (la modulazione Atsc a portante singola) riserva ancora qualche problema, soprattutto per via dei riflessi Rf (onde elettromagnetiche). Lo standard digitale terrestre europeo (Dvb-T) invece utilizza il Cofdm, la tecnologia a portanti multiple, che elimina i riflessi (ciM le immagini doppie con la tv analogica e la perdita di segnale con la Dtv). Per tale motivo, Sinclair, una delle principali società americane che possiede gruppi di stazioni tv, ha proposto che gli Usa abbandonino lo standard Atcs (che per lo sviluppo ha richiesto dieci anni e 900 miliardi di lire), per adottare il Dvb-T. Come risposta il Nab ha affermato che la colpa non è dello standard Atsc, bensi dei costosi ricevitori digitali, il che ha fatto innervosire l'associazione dell'industria manifatturiera dei prodotti elettronici (Cema) che non vuole colpe ne imposizioni. Negli Usa si impiega già la tecnica Cofdm per i collegamenti D-Eng (Electronic News Gathering). Lo standard digitale europeo utilizza la compressione Mpeg sia per 1'audio che per il video, mentre negli Usa il video e Mpeg e 1'audio è Dolby. L'Europa, comunque, si avvicina agli Usa sviluppando un formato Co-fdm-6 che consente di ottimizzare le capacità di banda, con un canale a 6 Mhz invece dei tradizionali 8 Mhz della tv analogica. Alla fine la situazione europea non sarà però diversa da quella degli Usa per via di Intemet. Tornando al passato, bisogna dire che Nab e Fcc sono stati saggi a insistere sul digitale per lo standard per 1'alia definizione, quando nel 1989 la tv digitale non aveva ancora i presupposti per poter essere realizzata. Addirittura si pensava che la tv digitale andasse contro le leggi della fisica. "Avremo la tv digitale lo stesso giorno in cui potremo realizzare una macchina antigravità", affermò all'epoca Joe Flaherty, responsabile tecnico della Cbs. Considerando che nel 1986 gli Stati Uniti dovevano misurarsi con un ben sviluppato sistema tv ad alta definizione analogico messo a punto dai giapponesi (il Muse) e nel 1987 con la risposta europea Mac (il progetto Eureka analogico), la lungimirante visione americana che ha dato scacco matto a due sistemi già messi a punto merita una lode. L'errore fatale del comitato Atsc nel 1993 fu, però, di non prendere in considerazione l'esigenza dell'industria informatica, approvando cosi un sistema reso obsoleto dall'avvento di Internet, sia per quanto riguarda i costi, le tecnologie, le normative che 1'accettazione del pubblico. Ecco perché nel luglio 1998 un accordo trasvenale tra le aziende impegnate nei vari settori della teleinformatica ha dato vita all'Atvef (Advanced Television Enhancement Forum), ua consorzio (autodefinitosi "Forum") che ha lo scopo di promuovere lo standard televisivo con il protocollo Internet. Alla base della piattaforma Atvef c'e 1'assunto che una volta digitalizzato e codificato per il protocollo Internet, il segnale televisivo puo essere modulato per la trasmissione via etere, come anche per il Dbs (satellite), Adsl (linee telefoniche rese a banda larga), cavo e, in futuro, tramite le reti per la telefonia cellulare. Questo significa che, grazie alla piattaforma Atvef, i programmi televisivi possono essere ricevuti da tv digitali, da tradizionali televisori analogici provvisti di un economico decoder e dai computer. Inoltre il Pc offre un ulteriore bacino di utenza che la tv analogica o quella digitale in Atsc non può utilizzare. A questo, assicurano alla At&T (ora proprietaria dei sistemi cavo tv Tci e Media One), si aggiunge la possibilità di realizzare un vero video-on-demand dato che il protocollo Internet per il cavo e ormai pronto e, tramite questo, le telefonate intercontinentali a 93 lire al minuto saranno una realtà. Molte stazioni televisive statunitensi ora sono sul Web e, in molti casi, hanno avviato il simul-cast via Internet (Kctv nel Kansas, tanto per fare un esempio, man- da su 1ntemet il 75% del suo palinsesto). Per queste emittenti 1'Atvef rappresenta un passaggio naturale e conveniente. Non a caso tra le 14 società che hanno dato via ad Atvef ci sono Warner Bros., Discovery, Intel, Microsoft e la Nbc. A oggi gli associati sono diventati 30 coinvolgendo anche aziende europee e canadesi. Una dimostrazione della piattaforma Atvef si terrà in Italia a Giulianova (Teramo) il 22 ottobre alla presenza del sottosegretario alle Comunicazioni, Vincenzo Vita. * Direltore di Video Age |
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