| Come, quando e perché la tv del futuro si
chiamerá Atvef |
Cinque requisiti per la tv pubblica
di Dom Serafini *
Ci sono cinque elementi che l'America ci chiede di prendere in considerazione per
ridefinire il ruolo della tv pubblica italiana nell'era della convergenza multimediale e
della frammentazione dell'audience. La prima regola e che il servizio audiovisivo pubblico
deve seguire 1'utente e non limitarsi ai confini geografici. La seconda e che il servizio
pubblico deve orientarsi verso sistemi di trasmissione universali, cioè non vincolati a
un'unica piattaforma. Il terzo elemento, il più complesso, e trovare nuove modalità di
finanziamento. Il quarto fattore critico e riuscire a mantenere un ruolo di servizio per
tutti i gusti e per tutte le classi sociali, Infine, e responsabilità del servizio
pubblico promuovere e sviluppare le nuove tecnologie per il bene comune. La Rai, dal canto
suo, soddisfa il primo requisito, seguendo gli italiani ovunque nel mondo tramite Rai
International. Adempie parzialmente alla seconda regola, anche se in modo non ancora ben
coordinato. Attualmente trasmette via etere, via satellite e via cavo, ma e assente sul
sistema Atm (linee telefoniche) via Internet con la "streaming" media. E pero
quest'ultima forma di trasmissione che determinerà il futuro della Rai come servi- zio
pubblico rendendola universale. Per universalità del sistema di trasmissione si intende:
1'impiego delle onde elettromagnetiche terrestri sia per le trasmissioni analogiche in Pal
sia per quelle digitali in Dvb-tv; l'utilizzo delle trasmissioni satellitari; del cavo; il
protocollo Internet per le trasmissioni Atm, via cavo, su satellite e su onde terrestri.
In pratica, i programmi Rai dovranno essere ricevuti sia da un televisore che da un
computer, tramite qualsiasi forma di collegamento in ogni parte del mondo. L'universalità
di trasmissione aiuterà la Rai anche a distinguersi (branding) in un universo saturo di
contenuti e modalità di visione (cinema, home video/Dvd, varie forme di tv, Cd-rom,
Internet). Il terzo elemento (trovare un nuovo e adeguato modello di finanziamento) e
semplice dal punto di vista tecnico e logico, ma complesso da attuare politicamente. Un
moderno modello di finanziamento, oltre a garantire 1'universalita del sistema di
trasmissione, deve assicurare 1'universalita del servizio, senza dividere i cittadini in
classi sociali. Un equo modello finanziario potrebbe utilizzare in Italia il canone più
una parte delle tasse di concessione alle tv private per il servizio Rai terrestre
generali- sta privato della pubblicità (anche per distinguersi dalla tv commerciale e
aiutare le tv locali). Inoltre: contributi statali, pubblicità e abbonamenti per le
trasmissioni fuori con- fine; pubblicità e abbonamenti per i servizi nazionali via cavo e
satellite; pubblicità per le trasmissioni via Internet; vendita di pro- grammi e servizi.
La quarta regola e attuabile tramite la "massimalizzazione" dello sfruttamento
del prodotto audiovisivo sui canali Rai (il concetto delle windows) e facendo grande
impiego dei produttori indipendenti italiani a livello industriale. L'Italia vanta una
grande tradizione cinematografica che potrebbe essere adattata alle nuove tecnologie, e ha
un'ampia fonte di materiale per le tv tematiche come moda, cucina, musica, sport e arte.
Il tutto a basso costo e ad alta qualità, senza poi trascurare i grandi archivi che
potrebbero "alimentare" canali tematici per bambini, viaggi, documentari e
storia. Al pubblico meno abbiente si va incontro con la tv senza pubblicità, rendendola
cosi paragonabile alla pay-tv. Per far fronte all'inevitabile frammentazione del pubblico,
la Rai dovrà guardare all'audience cumulativa e non allo share, si dovrà ritornare alla
misura del gradimento e allontanarsi dal rating per quarto d'ora. Quando i canali Rai si
moltiplicheranno, il digitale consentirà allo spettatore di costruirsi un proprio
palinsesto, a discapito dei "canali". A questo punto, e il "brand" Rai
che si farà distinguere. L'attuazione del quinto elemento, sostenere 1'industria
audiovisiva italiana nell'ingresso nell'era del digitale (economicamente al di fuori delle
possibilità degli operatori privati) e promuovere lo sviluppo delle trasmissioni digitali
universali, alla fine servirà anche ad assicurare la leadership del servizio pubblico
all'interno del settore audiovisivo italiano.
* Direttore di Video Age |